Mio
Fratello....
Mio fratello è affetto da sindrome di Down.
E’ il mio fratello maggiore e la mia consapevolezza sulla sua
“diversità” è stata immediata.
I miei ricordi di bambina sono legatissimi a
lui, quando mi teneva in braccio, quando giocavamo
con il nostro cane nel giardino della nonna, quando per le prime
volte dormivo nella mia stanzetta e mi infilavo nel suo letto
in piena notte per la paura di essere da sola,
quando mi copriva con i miei se avevo fatto una marachella
Mi ricordo i suoi sfottò in piazza a chiunque
gli fosse a tiro, la sua passione sfrenata per
il Napoli di Maradona e le sue finte litigate con mio padre durante
le partite, la sua predisposizione per lo studio
della geografia (niente a che fare con me!!), mi ricordo le sue
chiacchierate con qualche lettera mangiata che
prontamente lui si impegnava a correggere, mi ricordo
la sua passione per la musica. E ricordo purtroppo
anche i momenti difficili, i suoi pianti
per le derisioni dei suoi pseudo-amici,
la delusione di fronte al rifiuto della sua prima innamorata,
il dolore alla perdita di una persona a lui molto
cara.
Una vita che può sembrar “normale”, ma
quanta fatica per arrivarci. Io parlo dal mio punto di vista e
posso affermare con certezza che il percorso dalle prime
visite, all’appoggio e sostegno alla famiglia, dalla
serie di esami specialistici legati ai vari problemi
che la sindrome porta con sé (vista, fegato,
cuore, tiroide), agli interventi per il miglioramento fisico-motorio
(logopedista, psicologo, neurologo).
Tutto questo è stato difficile, è
stato come scalare una montagna senza vedere mai la vetta. Bè
si, con rammarico devo ammettere che questa vetta è irraggiungibile.
L’obiettivo
di tanti anni di sacrifici dei miei genitori
e di tutte le famiglie con una persona diversamente abile
è quello di avere servizi, diritto di ogni cittadino. Di
non essere costretti a fare chilometri e chilometri alla ricerca
di un medico specializzato, di una struttura
qualificata di un sostegno morale e psicologico
quando una delle mille difficoltà sembra un muro insormontabile.
Ho viaggiato un po’ e ho visto altre realtà. Ambienti dove
la disabilità è fonte di ricchezza
invece che di vergogna, luoghi dove esistono
strutture (anche piccole) dove lavorano (perché di lavoro
si tratta) con passione per il loro inserimento nella società,
dove aziende sono ben liete di avere persone disabili
all’interno del proprio personale, dove le istituzioni
sono le protagoniste di progetti legati ai disabili, artefici
della creazione di laboratori autogestiti e autofinanziati e di
una consulenza medica specializzata per i cittadini, sostenitori
delle associazioni di volontariato offrendo la massima collaborazione
(senza pensare alla politica!). Lo so siamo un piccolo paese ma
io credo che questa non sia una giustificazione valida, o almeno
non più.
Quei
sentimenti di pregiudizio e anche un po’ di paura
che si leggevano negli occhi di quasi tutti al passaggio di una
persona “diversa” ora per fortuna vanno scomparendo,
il tasso di alfabetizzazione è in aumento,
i mezzi di comunicazione ormai ci sommergono, tutto sommato viviamo
bene rispetto a pochi anni fa…a questo punto il mio quesito ricorrente
è
‘Ma forse essendo la disabilità solo generosità,
non un business; amore per il prossimo, non egocentrismo e voglia
di potere; forse è per questo che chi ha il potere non
se ne interessa?’
Ringrazio questa associazione perché mi ha dato la possibilità
di dire ciò che penso, a tutti coloro che operano con passione
nel sociale và il mio grazie più sentito e l’augurio
di serenità e gioia perché donare amore è
l’atto più bello e più gratificante della vita.